Come Funziona il Price Earning to Growth Ratio

Il Price Earning to Growth ratio ( PEG ), si ottiene dividendo il  Price/Earning ( P/E )
per il tasso di crescita di crescita degli utili stimato.

Il tasso di crescita stimato ( Earning Growth Estimated )  è espresso in misura percentuale e si riferisce alla
previsione media degli analisti riguardante la probabile crescita degli utili nei trimestri e negli anni a venire.
Naturalmente tale previsione è tanto più attendibile quanto maggiore è il numero degli analisti coinvolti e minore
l’intervallo temporale al quale si riferisce la previsione.

Il Price Earning ( P/E ) è un dato che si riferisce al rapporto fra il prezzo e l’utile per azione ( EPS ) negli ultimi
dodici mesi, il suo dato quindi varia solamente una volta ogni tre mesi, quando cioè le società presentano i loro
bilanci trimestrali ( Quarterly Report ). Il tasso di crescita stimato ( Earning Growth Estimated ), invece, può
teoricamente variare anche di momento in momento. Di fatto varia ad ogni minima modifica della previsione
fatta anche da un singolo analista.

Il PEG ( Price Earnings to Growth  ratio),
vale a dire il rapporto fra P/E ( Price Earning) e il tasso di crescita stimato ( Earning Growth Estimated )
ci fornisce un dato importante
ai fini della valutazione del titolo analizzato.

Il PEG si interpreta a questo modo
un valore negativo segnala prospettive di crescita negativa ed è quindi da evitare.
un valore inferiore a 1 segnala che il titolo potrebbe essere sottovalutato ( undervalued )
un valore pari a 1 segnala che il titolo quota, più o meno, il suo giusto prezzo ( fair value )
un valore superiore a 1 segnala che il titolo potrebbe essere sopravvalutato ( overvalued )

Come tutti i dati, anche
il PEG va sempre e comunque comparato,
quantomeno con le società concorrenti che operano nello stesso comparto.

Non è detto infatti che un titolo con un rapporto PEG di 2,1 sia veramente sopravvalutato,
così come un titolo con un rapporto di PEG di 0,8 non sempre rappresenta un grande affare.

Ad ogni modo, adesso abbiamo già tre indicatori:
il  P/BV (Price/Book Value) che ci indica se un valore è quotato più o meno del suo contenuto patrimoniale,
il  P/E (Price/Earning) che ci indica se un valore è quotato più o meno del dovuto in rapporto agli utili prodotti,
il PEG che ci indica se un valore è quotato più o meno del dovuto in rapporto alle prospettive di crescita.
Andiamo ora a parlare del rendimento del titolo.

Come Investire in Immobili

Per fare fruttare un discreto capitale, non è detto che non si possa puntare sul mercato del mattone, magari concentrando i propri sforzi all’estero e puntando, così, su città in crescita e dagli indicatori economici migliori per redditività.

Di sicuro, il consiglio principale è quello di non fare tutto da soli ma di affidarsi comunque a qualche esperto che potrà orientare questo genere di investimento in base a quelle che sono le proprie conoscenze del settore. Si limiteranno, in questo modo, gli eventuali rischi legati ad una situazione di mercato che non si padroneggia e della quale non si possiede il controllo.

Muoversi al di fuori dei propri confini nazionali può rappresentare un indiscutibile vantaggio qualora si sia in grado di effettuare le scelte giuste: ecco, quindi, che affidarsi ad un consulente nasconde un grande valore aggiunto, nonostante i costi di partenza potrebbero essere più elevati di quelli altrimenti da pagare in Italia.

Molto spesso, poi, verrà messo in evidenza che il vero valore dell’investimento non risiede nell’affitto che si potrà comunque ricevere ma dall’acquisizione di valore dell’immobile stesso nel corso del tempo. È chiaro, dunque, che esistono delle città e delle zone con maggiore potenziale di altre, soprattutto quando parliamo di aree in forte sviluppo. Proprio per questo motivo, apposite agenzie immobiliari potranno venire incontro ad ogni tipo di bisogno, così da orientare l’investimento tenendo conto di diversi parametri: costo, potenzialità, indice di redditività, affitto, investimento iniziale e, non da ultimo, impatto delle leggi locali e della tassazione.

Price Earning Ratio – Come Funziona

Dopo la determinazione del suo valore patrimoniale intrinseco ( Book Value )
un altro indicatore utile alla determinazione del giusto prezzo ( Fair Value ) di una azione
risulta essere l’Earning per Share ( EPS )
vale a dire l’utile riferibile ad una singola azione di una società quotata.

Stabilire l’utile per azione contenuto in un valore azionario
è un’operazione relativamente semplice:
basta dividere l’utile netto della società per il numero delle azioni ordinarie emesse.

Il rapporto fra il prezzo corrente del titolo
e gli utili societari di sua pertinenza
si chiama Price/Earning ( P/E )
e rappresenta, insieme al Price/Book Value, uno degli indicatori fondamentali utili all’analisi.

Il  P/E ttm (Trailing Twelve Months) è il rapporto fra il prezzo corrente di un titolo azionario
e l’utile per azione  (EPS) realizzato negli ultimi dodici mesi .

Nelle analisi operative, tuttavia, è più usato il Forward P/E
Price Earning calcolato sulla media delle previsioni di utile (Earning Estimated)
per la fine dell’anno fiscale (Fiscal Year End).

Con il rapporto Price/Book, capire se un titolo è sottovalutato ( undervalued ) o sopravvalutato ( overvalued ) è
piuttosto semplice, a seconda che il valore del rapporto risulti inferiore o superiore ad 1.
Con il rapporto Price/Earning la faccenda diventa leggermente più complessa,
in quanto il P/E di una azione ha valenza diversa a seconda dei tassi di interesse correnti sul mercato.

Il Price/Earnings funziona a questo modo:
con un P/E = 10, il titolo quota 10 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS = 10,00% del prezzo;
con un P/E = 15, il titolo quota 15 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS =  6,66% del prezzo;
con un P/E = 20, il titolo quota 20 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS =   5,00% del prezzo;
con un P/E = 25, il titolo quota 25 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS  =  4,00% del prezzo;
con un P/E = 30, il titolo quota 30 volte gli utili, vale a dire che l’utile per azione EPS =  3,33% del prezzo.

Attenzione: le percentuali non rappresentano il rendimento
degli utili distribuiti agli azionisti (Yield ) sotto forma di dividendo,
ma solo la percentuale degli utili netti per azione rispetto al prezzo.

Da questo semplice schema, appare evidente come
la convenienza di un titolo cresce al diminuire del P/E

A questo punto, quindi abbiamo già due elementi utili all’analisi
il  Price/Book,  per capire se un titolo è sottovalutato ( undervalued ) o sopravvalutato ( overvalued )
a seconda che il valore del rapporto risulti inferiore o superiore ad 1,
ed il Price/Earning per valutarne la redditività.

Tuttavia bisogna porre attenzione a non fidarsi unicamente di questi due parametri:
come un basso rapporto di Price/Book  può indicare una società che erode il suo patrimonio con le perdite,
così un rapporto P/E troppo basso può essere un segnale di allarme circa
quelle che sono le aspettative del mercato riguardo a quel determinato titolo,
mentre un P/E troppo elevato può essere un segnale di fiducia nelle future
prospettive della società rappresentata dal titolo in questione.

Per valutare se il rapporto P/E è alto o basso bisogna far riferimento ai tassi di interesse correnti.
Un sicuro punto di riferimento, per quanto riguarda i tassi di interesse, lo possiamo trovare nel
rendimento dei Buoni del Tesoro ( Treasuries ) con scadenza decennale,
un dato quotidianamente rilevabile secondo per secondo.

Naturalmente, il rischio positivo o negativo di un investimento azionario è molto più grande rispetto a quello in Buoni del Tesoro.
Ragion per cui tale tasso servirà soltanto come pietra di paragone ( Benchmark ) al fine di valutare un Price Earning.

Per semplificare al massimo, possiamo dire che
con un rendimento dei Buoni del Tesoro decennali del 5%
un P/E = 5  che corrisponde ad un EPS pari al 20% del prezzo
è sicuramente un segno che per l’immediato futuro potrebbero esserci dei problemi,
mentre un P/E = 50 che corrisponde ad un EPS pari al 2% del prezzo,
potrebbe rappresentare un segnale di fiducia nelle prospettive di crescita future.

Per quantificare il giusto rapporto P/E non esiste una formula matematica precisa.
Diciamo che, con un rendimento dei Buoni del Tesoro decennali al 5%,
il giusto P/E è compreso fra 15 e 25 per i settori industriali tradizionali,
mentre, per i settori a più rapido sviluppo può anche salire sino a 50 – 60.

Per valutare il Price/Earning, però, non si deve fare riferimento solo ai tassi di interesse correnti
ma anche alle prospettive di crescita dell’utile per azione ( EPS )
sintetizzate nel rapporto Price Earnings to Growth ( PEG )

Come tutti i fondamentali,
il Price Earning non può essere valutato come dato singolo,
ma va sempre comparato con il P/E medio delle società concorrenti
e magari anche con quello medio del mercato.

Indicatore Sintetico di Costo – A Cosa Serve

Doveva servire a fare chiarezza, l’Isc, l’indicatore sintetico di costo che ha comunque rappresentato un bel passo in avanti rispetto a quanto accadeva in precedenza ma che da solo non basta ad aiutare gli utenti ad orientarsi nella scelta della banca più economica e più adeguata alle proprie esigenze.

Per iniziare, cerchiamo di capire, quindi, come viene calcolato l’Isc. Questo indicatore si elabora prendendo come termini di paragone tre diverse clientele: una giovane, una pensionata, una familiare. Dopo, si cerca di effettuare un incrocio con i livelli di operatività e si creano sei profili tipici di clientela. Il numero di operazioni effettuate durante l’anno varia, dunque, da un minimo di 124, per i pensionati con bassa operatività, ad un massimo di 253, per famiglie con operatività elevata.
Non vengono incluse, tuttavia, operazioni come il deposito titoli e l’emissione di assegni circolari, né vengono presi in considerazione gli interessi maturati e le tasse da pagare.

Inoltre, viene effettuato un calcolo, per ciascun profilo, anche a seconda del canale privilegiato, che sia internet o lo sportello. La metodologia di calcolo è molto rigorosa, quindi i risultati ottenuti possono essere considerati decisamente molto attendibili.

Per le banche tradizionali, non è possibile prevedere meno di 100 euro di Isc, ma grazie all’home banking si possono ridurre sensibilmente i costi, pur a parità di operazioni. Addirittura, per alcune banche on line, l’Isc è pari a zero, non esistendo costi di gestione e a patto di effettuare ogni operazione esclusivamente via internet. Per chi fosse interessato, consigliamo istituti di credito come Ing Direct, Webank, IW Bank.

Come Funziona il Part Time

I contratti part time sono stati rilevanti in questo anno appena trascorso, per dare ampio respiro all’economia. Infatti è un contratto molto utilizzato, specie in momenti di crisi come questo.

Il part time è un rapporto di lavoro subordinato, che ha un orario di lavoro inferiore rispetto a quello standard della contrattazione collettiva. Anche il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. A seconda di come sono organizzate le ore di lavoro, il part time può essere orizzontale o verticale. Per dettagli è possibile vedere questa guida sul part time su Guidelavoro.net.

Il contratto part time, rende più semplice l’ingresso nel mondo del lavoro. Ma può accadere che su accordo delle parti venga trasformato il contratto di lavoro da full time a part time. L’accordo scritto deve essere convalidato dalla direzione provinciale del Lavoro competente. Ma in questo campo ci sono delle novità. Sono state introdotte alcune clausole.

Alcune clausole definite flessibili riguardano la collocazione temporale del lavoro. Il datore può decidere di cambiare l’ orario delle prestazioni, anche se la quantità di mansioni da svolgere è sempre la stessa. In base ad un patto scritto è possibile esercitare questa opzione. Il lavoratore deve essere informato almeno 5 giorni prima, della variazione. Il mancato rispetto di questo obbligo comporta il pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno.

C’è la possibilità però di aumentare anche le prestazioni e le mansioni lavorative da parte del datore di lavoro: si chiamano clausole elastiche, senza che le ore aggiuntive siano computate come straordinario.