Doveva servire a fare chiarezza, l’Isc, l’indicatore sintetico di costo che ha comunque rappresentato un bel passo in avanti rispetto a quanto accadeva in precedenza ma che da solo non basta ad aiutare gli utenti ad orientarsi nella scelta della banca più economica e più adeguata alle proprie esigenze.

Per iniziare, cerchiamo di capire, quindi, come viene calcolato l’Isc. Questo indicatore si elabora prendendo come termini di paragone tre diverse clientele: una giovane, una pensionata, una familiare. Dopo, si cerca di effettuare un incrocio con i livelli di operatività e si creano sei profili tipici di clientela. Il numero di operazioni effettuate durante l’anno varia, dunque, da un minimo di 124, per i pensionati con bassa operatività, ad un massimo di 253, per famiglie con operatività elevata.
Non vengono incluse, tuttavia, operazioni come il deposito titoli e l’emissione di assegni circolari, né vengono presi in considerazione gli interessi maturati e le tasse da pagare.

Inoltre, viene effettuato un calcolo, per ciascun profilo, anche a seconda del canale privilegiato, che sia internet o lo sportello. La metodologia di calcolo è molto rigorosa, quindi i risultati ottenuti possono essere considerati decisamente molto attendibili.

Per le banche tradizionali, non è possibile prevedere meno di 100 euro di Isc, ma grazie all’home banking si possono ridurre sensibilmente i costi, pur a parità di operazioni. Addirittura, per alcune banche on line, l’Isc è pari a zero, non esistendo costi di gestione e a patto di effettuare ogni operazione esclusivamente via internet. Per chi fosse interessato, consigliamo istituti di credito come Ing Direct, Webank, IW Bank.

Indicatore Sintetico di Costo – A Cosa Serve

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